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Ghiacciaio del Lupo Orobie bilancio di massa

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Dalla pagina Fb del Servizio Glaciologico Lombardo, articolo di Riccardo Scotti.
ALTRO BILANCIO DI MASSA NEGATIVO PER IL GHIACCIAIO DEL LUPO (ALPI OROBIE)

In questi giorni si chiude finalmente la stagione di ablazione 2019 anche alle fronti dei ghiacciai, come sempre più spesso accade, si arriva agli inizi di novembre. È quindi tempo di analisi e bilanci. Il ghiacciaio laboratorio delle Orobie ci fornisce dati molto interessanti. Nonostante una stagione di accumulo complessivamente abbondante (4.1 m w.eq, miglior bilancio invernale sul ghiacciaio dal 2009), la fusione accelerata testimoniata dal time-lapse di confronto 2018-2019 https://youtu.be/JsydvIWNW5w provocata dalle alte temperature estive ha causato per il quinto anno consecutivo un bilancio netto negativo (- 0.4 m w.eq). Il confronto fotografico permette di apprezzare la perdita di spessore del ghiacciaio negli ultimi 9 anni, avvenuta principalmente nella porzione inferiore del ghiacciaio dove la palina di controllo ci testimonia una perdita di ben 19 m. In questa zona lo spessore residuo è di circa 6-10 m ed è quindi probabile che nei prossimi anni il ghiacciaio cambi fisionomia in modo molto più marcato rispetto a quanto sia avvenuto recentemente.
Nota di didattica glaciologica: Il ghiacciaio perdendo spessore sta cambiando il suo aspetto, da un lato è sempre più incassato all’interno delle pareti rocciose, questo favorisce gli accumuli di neve soffiata dal vento e, in parte, accumulata dalle valanghe, dall’altro diventa più ripido e quindi presenta una inclinazione verso nord più marcata ricevendo meno radiazione solare. Il primo aspetto favorisce quindi, a parità di neve caduta, maggiori accumuli sul ghiacciaio, il secondo favorisce una maggiore conservazione della neve e del ghiaccio nei mesi estivi. Questo comportamento è reso evidente nei due grafici finali in cui si mostra come gli accumuli nevosi siano in aumento dal 1996 ad oggi e dal grafico della fusione stiva (neve e ghiaccio) rispetto alle temperature misurate al Biv. Corti (2509 m s.l.m.). Da quest’ultimo grafico appare evidente come estati più calde favoriscano una maggior fusione e vice versa. Negli ultimi anni però, al trend di aumento delle temperature non corrisponde un aumento proporzionale della fusione estiva probabilmente causato dalla minor incidenza della radiazione solare e dalla maggior ombreggiatura delle pareti rocciose. Si tratta di un comportamento tipico dei piccoli e piccolissimi ghiacciai ad accumulo valanghivo che, in contesti climatici sfavorevoli come quello che stiamo vivendo, riescono a resistere un poco di più rispetto ai ghiacciai “convenzionali”. Hanno effettuato i rilievi sul campo Riccardo Scotti Matteo Oreggioni Marco Manni Marco Shackleton Masserini Luca Galbiati Stefano Losa Francesca Manni Miguel Giuliani e Roberto Porta




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Davide
22 Nov 2019
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